I vitigni della Lombardia: scopri da dove nascono i grandi vini lombardi

vitigni autoctoni lombardia
Tra autoctoni e internazionali, i vitigni lombardi sono tutti portatori di un’identità inconfondibile, da ritrovare nei vini a cui danno vita.
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Dove si coltiva la vite in Lombardia? Su una superficie di quasi 23.000 ettari, quasi tutti posti in posizione collinare. Questo vastissimo territorio, corrisponde ad un vero “parco giochi” per praticare l’enoturismo in Lombardia.

 I vitigni coltivati in Lombardia sono relativamente pochi ma tutti rappresentativi di ogni singolo territorio in cui nascono.
Il vino che si produce in Lombardia è davvero molto vario: dai rossi dell’Oltre Po Pavese, ai metodi classici in Franciacorta, fino ai bianchi raffinati sulle sponde del Garda, il merito è sempre di terreni, clima, varietà di uva e, naturalmente di mani sapienti.

Elenco vitigni principali Lombardia

Allora, quale tipo di uva si produce in Lombardia? Vitigni a bacca bianca e rossa non mancano e, anche se l’ago della bilancia pende per i vitigni tipici, non mancano zone in cui sono i vitigni internazionali a fare la parte del leone, basti pensare alla zona della Franciacorta..

Ecco l’elenco dei vitigni più importanti della Lombardia:

  • Croatina
  • Buttafuoco
  • Brugnola
  • Erbamat
  • Groppello di Mocasina
  • Groppello di Santo Stefano
  • Groppello Gentile
  • Incrocio Terzi N.1
  • Lambrusco Viadanese
  • Invernenga
  • Malvasia di Candia
  • Nebbiolo
  • Moscato di Scanzo
  • Pignola
  • Pinot Nero
  • Pinot Bianco
  • Chardonnay
  • Rossola Nero
  • Trebbiano di Soave
  • Verdese
  • Verdea
  • Vespolina
  • Merlot

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Vitigni autoctoni della Lombardia

Molti dei vitigni lombardi sopra elencati sono vitigni autoctoni, ovvero trovano, in questa regione la loro miglior espressione e, in molti casi, anche le proprie origini. Tra i vitigni autoctoni in grado di regalare vini lombardi particolari, non si può non citare l‘Uva Rara che, insieme alla Vespolina, viene spesso usata in uvaggi. Barbera, Chiavennasca e Bonarda, anche se, tecnicamente, non sono considerate uve autoctone, sono vitigni che, nelle rispettive zone di coltivazione offrono vini dalla personalità inconfondibile.

Il Groppello, invece, è a tutti gli effetti, un autoctono lombardo, specialmente coltivato nel Bresciano e in grado di dare vini leggeri da bere in gioventù. Molta attenzione è concentrata ultimamente sull’Erbamat, un’uva coltivata in Franciacorta che, da disciplinare, può essere presente per un massimo del 10% in Cuvèe, ma che è destinata ad aumentare la propria presenza nei metodi classici della zona.

Dopo aver rischiato l’estinzione a causa della Fillossera, l‘Invernenga sta vivendo un’epoca di riscoperta, non solo nel Vigneto urbano di Pusterla, ma in tutta la Regione.

Il Moscato di Scanzo è coltivato nell’omonimo comune della provincia di Bergamo ed ha detenuto per molto tempo il primato di DOC più piccola d’Italia, mentre l’Uva della Cascina è un uvaggio raro che viene pian piano riscoperto nell’Oltre Po Pavese, insieme al Pignola Nera che, invece, affianca i vitigni internazionali in Valtellina nella produzione di grandi metodi classici.
Mantova, si sa, è la patria del Lambrusco e, qui, infatti, uno dei vitigni autoctoni più coltivati è il Lambrusco Viadanese che, rispetto ad altri ceppi di Lambrusco, conserva un’anima decisamente più selvatica.

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