Marchesa di Barolo: una donna straordinaria

Giulia Colbert: questo era il nome all’anagrafe della Marchesa Giulia di Barolo, una donna che ha dato tanto alla Città di Torino e al Piemonte in generale, e che non si può non menzionare se si parla di Barolo.

Indice

Giulia di Barolo

Marchesa di Barolo: la storia e il legame col vino

Nata a Vandea, nella Loira Francese, nel 1785, la Marchesa Giulia Falletti di Barolo, ha avuto una lunga vita, interamente dedicata al servizio dei più poveri e svantaggiati. Dopo aver sposato il Marchese Tancredi Falletti di Barolo, si trasferì a Torino, dove vissero nel bellissimo Palazzo Barolo, nel centro della Città.
La Marchesa fece molte opere, soprattutto rivolte all’istruzione e alle realtà detentive, in particolare a favore delle donne, tanto da essere dichiarata, pochi anni fa, Venerabile dalla Chiesa. Ma quel che interessa i wine lovers è, soprattutto il suo legame con il Re dei vini, alla cui nascita e promozione, la Marchesa lavorò con instancabile passione.

Giulia di Barolo e il vino: una vera storia d’amore

Il Castello di Barolo fu residenza di villeggiatura per i Conti Falletti e, inevitabilmente, Giulia di Barolo, mise la sua passione anche al servizio di questa terra, così prospera in materia di vino.
Constatata la qualità del vino prodotto dalle vigne di questa zona, la Marchesa, con l’aiuto del Conte Camillo Benso di Cavour, si fece assistere dal grande enologo Oudart, per ottenere il massimo da un prodotto vinificato secco e atto all’invecchiamento.
Così, il Barolo, sempre più perfezionato, cominciò ad essere offerto agli invitati, durante i banchetti a corte dei Marchesi e dato in regalo a personalità importanti a livello nazionale. Da qui nasce l’aneddoto secondo cui, un giorno, Re Carlo Alberto chiese a Giulia di Barolo quando gli avrebbe mandato un po’ di quel vino tanto buono di cui tutti parlavano. La Marchesa, in modo provocatorio rispose, semplicemente “Molto presto”.
Così, dopo poco tempo, i Torinesi assistettero ad una vera processione di botti di vino in Via Nizza: la Marchesa aveva preparato dei carri con 325 botti di vino, una per ogni giorno dell’anno, sottratto il periodo di quarantena. Il vino era, naturalmente, diretto a Palazzo Reale per soddisfare la richiesta del Re.

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